SBEFFEGGIANDO
I "MELOMANI"
L’irriverente trio dei Picari prende
di mira anche i tre tenori
Dopo
aver ironizzto su Shakespeare (Shakespeare
per attori cani) e sulla Bibbia (Tutta la
Bibbia in 90 minuti), l’irriverente
trio dei Picari (Roberto D’Alessandro,
Augusto Fornari, Marco Simeoli) propone
al Teatro Flaiano un’esilarante presa
in giro del mondo della lirica. Tutta l’opera
lirica in 90 minuti, infatti, deride con
un pungente stile comico l’altezzosa
vanità dei tenori e dei soprani che
si sfiniscono in urla e in acuti fino all’esalazione
dell’ultimo respiro; la boria dei
registi troppo estrosi ma poco efficaci
nelle trovate sceniche; la saccenteria dei
loggionisti, disposti a tutto pur di spiccare
ad ogni prima, senza escludere dalla parodia
le trame melodrammatiche delle storie narrate
o l’esagerato impiego di costumi,
belletti e orpelli. Così, le famigerate
Traviata, Tosca e Madame Butterfly si trasformano
in travolgenti numeri di cabaret con morti,
vendette e amori (per seguirli è
d’obbligo l’apposito libretto!)
sdrammatizzati dai tre attori e dalla cantante
peruviana Zoila Mendoza attraverso un dinamico
alternarsi di giochi di parole e di doppi
sensi che vengono quasi sempre accompagnati
dalla caricatura grottesca di baritoni barbuti
e di cantanti ciccione in abiti sontuosi
e sfavillanti di pizzi. Eppure le "macchiette"
caustiche dei Picari non si fermano qui.
Al loro sarcasmo non sfuggono né
i melomani, affascinati dai colpi di scena
e dalle musiche d’autore, né
i registi (a rappresentarne la categoria
è la voce fuori campo di Martufello),
impegnati a fare provini a cantanti e a
ballerini raccomandati, mentre insigni studiosi
della lirica (tre professori simili ai famosi
"tre tenori") vengono bistrattati
da un terzetto di attorucoli che vogliono
confezionare uno spettacolo sul "belcanto".
Insomma, c’è sfottò
per tutti. Anche per il pubblico, chiamato
nel finale a cimentarsi nel Và pensiero
di Verdi.
Letizia
Bernazza
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